7 cose di Manhattan che mi hanno colpito

Impressioni grandi e piccole di un visitatore impreparato


Lo devo ammettere, sono andato a New York e non ero pronto.

Al suo primo viaggio negli Stati Uniti, ci si aspetta che un giovane europeo arrivi con una profonda preparazione, una buona pianificazione di dove andare e cosa vedere, il tutto condito da un’attesa spasmodica e aspettative enormi: per me non c’è stato niente di tutto questo.

Vanno fatte le dovute premesse: si è trattato di un viaggio di 7 giorni tra fine Agosto e inizio Settembre con la famiglia spesi sulla penisola di Manhattan. Un viaggio se si vuole mono-tematico vista la ricchezza e varietà degli Stati Uniti. Questo, insieme a una certa innata pigrizia nei confronti della pianificazione, mi ha fatto accostare in modo piuttosto tiepido al viaggio.

E’ stato solo al Terminal dell’aeroporto JFK, alle 15 ora locale, che mi sono veramente reso conto di dove ero, mentre un video messaggio dell’allora presidente Obama ci dava il benvenuto nel suo paese, negli Stati Uniti d’America.

I sette giorni sono volati e sono stati un misto di emozioni. In questo articolo non parlerò del mio itinerario, né di luoghi nascosti e sconosciuti ai più (anche se forse in qualcuno mi sono imbattuto), ma di sette fatti, luoghi o scoperte grandi e piccole che hanno reso il mio soggiorno a Manhattan più sorprendente di quanto pensassi.


1. La Statua della Libertà

La mia prima mattina sul suolo degli Stati Uniti d’America, io sono stato uno di loro: uno dei migliaia di Italiani che nei primi anni del Novecento è arrivato a New York su un transatlantico, e quando ha visto quella statua non ha trattenuto le lacrime, per la potenza di quel simbolo e tutte le promesse di riscatto, di felicità e libertà che Lady Liberty porta con sé.

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Mentre mi avvicinavo a Liberty Island, l’isoletta che ospita la Statua della Libertà, sono stato sopraffatto dall’emozione. La statua e la vicina Ellis Island, luogo dove le migliaia di immigrati venivano registrati, ora sede del Museo dell’Immigrazione, sono a mio parere i due luoghi emotivamente più potenti di Manhattan: speranze, sogni e progetti di vita di migliaia di persone da ogni parte del mondo sono passate da lì.

Nel Museo di Ellis Island, è possibile consultare gli archivi storici per vedere quanti con il vostro cognome sono passati da quelle sale per fare fortuna nel Nuovo Mondo.

Se il Sogno Americano, la ricerca della felicità del I articolo della Costituzione Americana sono per gli USA una vera e propria fede, hanno in queste due piccole isole il loro tempio.


2. Mangiare costa tanto, la metro costa poco

Se c’era una cosa di cui fossi sicuro, è che a New York la varietà e le diverse possibilità in fatto di cibo sarebbero state enormi: SteakHouse, ristoranti di ogni etnia e cultura, Fastfood visti solo nei film. Diciamo che non avevo del tutto torto, a Manhattan c’è di tutto, ma con una precisazione: che appena ti siedi a tavola spendi minimo 30 dollari o ti alzi con la fame.

Questa è la dura verità: a Manhattan non ci sono molte vie di mezzo. I fastfood e le catene come Pizzahut, che in altri paesi hanno comunque una certa dignità, a New York sono a volte locali squallidi, quasi da evitare. Se togliamo questo tipo di locali le opzioni per mangiare quindi appaiono principalmente due: prendere qualcosa dai numerosi baracchini, che fanno principalmente Hot Dog, e mangiare all’aperto spendendo sui 5 dollari, o entrare in un locale con il servizio. In realtà qualche eccezione c’è, e comunque nel mio viaggio mi sono imbattuto in diversi locali dove, se potessi, tornerei immediatamente!

Il contrario è stato per i mezzi pubblici. La MetroCard, una tessera ricaricabile che permette di viaggiare su tutti i mezzi pubblici di Manhattan, bus e metro in primis, costa 32 dollari per l’abbonamento di 7 giorni. A 4,5 dollari al giorno, mi è sembrata una spesa del tutto ragionevole visto l’uso che ne abbiamo fatto e facendo il confronto con altre città europee.


3. Gli sfiati di vapore in strada

Forse anche il viaggiatore più preparato sarà stupito da questo fatto: in mezzo alla strada a Manhattan si vede uscire del fumo bianco dai tombini, o da tubature bianche e arancioni.

Alla terza o quarta volta che mi sono imbattuto questo fenomeno, mi sono detto che c’era qualcosa sotto e mi sono informato.

Il fumo bianco che si vede uscire da questi tubi è di fatto vapore acqueo, e si tratta dello sfiato o del risultato di un guasto a un antico sistema di riscaldamento della città, attivo fin dalla fine dell’Ottocento, detto teleriscaldamento.

Si tratta di una rete di tubature che porta in migliaia di edifici cittadini vapore acqueo, che viene usato per il riscaldamento delle città ma non solo: negli ospedali ad esempio il vapore viene sfruttato per sterilizzare biancheria e strumenti.

Un fatto suggestivo di cui proprio non sapevo nulla che dà a Manhattan un certa sfumatura steampunk!


4. L’Art Déco

Se c’è una cosa che mi è piaciuta senz’altro di Manhattan sono i grattacieli. Certo, sono maestosi, colossali, delle moderne torri di Babele, ma quelli di New York non sono come quelli di Dubai, o di cento altri distretti finanziari delle grandi città del mondo. A New York, molti grattacieli hanno più di cento anni!

In particolare, gli edifici che mi hanno fatto davvero innamorare sono l’Empire State Building, del 1931, il Chrysler Building del 1930 e il complesso di edifici del Rockefeller Center, completato in buona parte nel 1939.

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Atlante, sulla 5th Avenue

Facendo qualche ricerca ho notato che questi edifici e le loro decorazioni esterne ed interne sono accomunati in uno stile proprio di quel periodo noto come Art Déco, uno stile che attraverso forme principalmente geometriche e idealizzate si rifà da una parte all’arte antica egizia, greca, ma anche asiatica e precolombiana, e dall’altra contiene elementi di cubismo e di futurismo, con richiami all’aspetto delle macchine e alla tecnologia di punta dell’epoca. Tutto è simbolico, titanico e potente e celebra sopra ogni cosa l’ingegno dell’uomo in ogni tempo e luogo. Il nume tutelare di questo modo di pensare che sicuramente ha forgiato l’America è proprio quel Prometeo che in Rockefeller Plaza vola portando agli uomini la fiamma rubata agli Dei, dando inizio alla civiltà umana.


5. Non ci sono supermercati

Una delle prime cose che ho pensato una volta negli Stati Uniti è che dovevo assolutamente provare e portare a casa un sacco di schifezze: caramelle, snack di ogni gusto colore e forma, salse e via discorrendo. Così ho fatto, ma non è stato per niente facile trovarli!

Vi potrebbe sembrare strano, e per me lo è stato, ma a Manhattan non troverete grandi Walmart o altri negozi di grande distribuzione. Il più vicino era a Brooklyn, quindi non tecnicamente a Manhattan e a circa 40 minuti di distanza.

In città si possono trovare quasi esclusivamente Pharmacies, ovvero dei minimarket che vendono cibo, oggetti per la casa e hanno un nutrito reparto di farmacia e parafarmacia, e un paio di grandi supermercati Wholefoods. Questi ultimi vendono solo ed esclusivamente prodotti biologici e materie prime ricercate, quindi tutto è molto caro e soprattutto, niente schifezze!

Per il mio personale bisogno di junk food ho dovuto quindi tenere gli occhi bene aperti alla ricerca di qualcosa che assomigliasse a un supermercato. L’ho trovato solo allontanandomi da Midtown, ovvero quando dopo una visita al museo Guggenheim giravo per la zona dell’Upper East Side. Così, con mia grande soddisfazione, ho potuto fare il pieno di cibo spazzatura americano.


6. Le fontanelle

Questa è una delle cose che mi ha stupito e mi è sembrato un simbolo di civiltà. A giro per Manhattan, dentro Central Park, nei musei ma anche in giro per la città è facile imbattersi in fontanelle di acqua potabile, di quelle con una sorta di piatto e il getto che va verso l’alto per bere senza toccare nulla.

Sono state estremamente comode durante la mia visita della città e mi hanno permesso di non acquistare mai acqua, che sicuramente è una voce di spesa per chi viaggia camminando molto e obbliga a portarsi dietro il peso di bottiglie o borracce.

Bisogna dire che il rapporto con l’acqua potabile negli USA è comunque improntato alla gratuità, forse per abbondanza della stessa: nei locali l’acqua è servita gratuitamente con ghiaccio, spesso prima ancora di ordinare, e su richiesta il bicchiere viene riempito di nuovo. Mi è sembrato anche di capire che per l’americano medio al tempo stesso è quasi impensabile pasteggiare bevendo acqua, visto lo stupore dei camerieri quando non ordinavamo nulla da bere.

In ogni caso, viva le fontanelle, ne vorrei di più e in ogni città.


7. I Musei

E’ facile e forse scontato considerare gli Americani un popolo giovane, quasi senza storia, e per questo disattenti nei confronti della cultura come la intendiamo noi europei. Li consideriamo eccessivi nei loro modi, ingenui, forse geniali e super specializzati ma senza quella visione d’insieme che la nostra cultura millenaria ci sa dare.

Questo è in buona parte quello che pensavo prima di visitare il Metropolitan Museum of Art di New York.

La collezione di questo museo è a dir poco vasta e a parer mio splendida. Spazia dall’antichità Egizia fino all’arte moderna Americana passando per l’arte greca, dell’estremo oriente, il rinascimento italiano. Quello che mi ha maggiormente colpito è la vastità degli ambienti, la cura nel differenziare le varie sezioni del museo a seconda del periodo e del luogo, la ricostruzione di interi ambienti come un tempio Egizio e uno Zen. In poche parole la qualità superba dell’esposizione museali.

Anche negli altri musei della città che ho visitato, come il MoMA, il Museo di Storia Naturale e il tragico Ground Zero Memorial Museum ho percepito la stessa cura nel creare un ambiente che accompagna il visitatore in una narrazione, lo fa sentire parte di quello che sta vedendo e ascoltando. Nulla è lasciato al caso o semplicemente appeso al muro.


Spero di avervi divertito, contrariato, interessato o stupito, ma non annoiato! E voi, siete stati a New York? Che cosa vi ha più colpito nel vostro viaggio? Scrivetelo in un commento, sono curioso di leggere le vostre impressioni!

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Se non lo hai ancora letto: 7 suggestioni culinarie a Manhattan

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